ASSOCIAZIONE O.N.L.U.S. FERITI E VITTIME DELLA CRIMINALITà E DEL DOVERE

FERVI[damente] CREDO nella solidarietà

 
Fervicredo alla cerimonia per Sasà Sanarico, sommo...
domenica 24 febbraio 2019

Ancora una volta, come accade da tre anni, si è ripetuta, ieri 20 febbraio, la commemorazione del Sostituto commissario superiore Rosario Sanarico, il sommozzatore della Polizia di Stato deceduto in servizio, il 19 febbraio del 2016, nelle acque del fiume Brenta, all’altezza delle chiuse tra Noventa Padovana e Stra, dove stava perlustrando il fondale alla ricerca del corpo di Isabella Noventa, la segretaria di Albignasego scomparsa  ormai da un mese.

La Questura di Padova ha organizzato una cerimonia solenne che si è svolta sul luogo della tragedia, dove si trova il cippo commemorativo posto dopo la morte di Sanarico, e dove è stata deposta una corona di fiori in onore del valoroso sommozzatore deceduto in servizio. Presenti la moglie e la figlia di Sanarico, una squadra dei sommozzatori della scuola de La Spezia di cui il cinquantaduenne faceva parte, oltre al questore Paolo Fassari, al sindaco di Noventa Padovana, Luigi Bisato, ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali di Polizia e dell’Anps (Associazione nazionale Polizia di Stato).

Presente anche l’Associazione Fervicredo, il cui presidente, Mirko Schio, ha voluto “celebrare personalmente – ha detto – la memoria di un Servitore dello Stato generoso ed encomiabile, che ha dato tutto se stesso per rendere un servizio al Paese che senza di lui, e di tanti come lui, sarebbe un posto ben peggiore. Sasà è nella memoria e nel cuore di tutti noi, esempio di correttezza e di alto senso del Dovere, e questo lo rende presente e ‘vivo’, come idea di uomo e di poliziotto a cui guardare. Il nostro più sentito pensiero, oggi, va ai suoi Familiari, orfani di un affetto grande e anch’essi Vittime del dramma che si è consumato tre anni fa con cui continuano a fare i conti ogni giorno, e a cui siamo e saremo sempre vicini. E va anche agli amici, e ai colleghi di Sasà, che proseguono indefessi nel loro lavoro dopo aver raccolto il testimone di volontà e di capacità di sacrificio lasciato da lui in eredità”.

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