ASSOCIAZIONE O.N.L.U.S. FERITI E VITTIME DELLA CRIMINALITà E DEL DOVERE

FERVI[damente] CREDO nella solidarietà

 
News
sabato 21 aprile 2018
Grande partecipazione al Seminario di Fervicredo

Il solo luogo dove ha scelto di parlare Laura Apolloni, sopravvissuta all’attentato del Bataclan. Schio: “Questa nostra è una casa per le Vittime”

C’è una grande differenza fra una “vittima” intesa come un “dato” che accresce di drammaticità una notizia di cronaca rendendo l’idea della compromissione di una vita a causa di una fatto ingiusto; una “vittima” intesa, purtroppo a volte, come una buona “occasione” per sfoderare tutta la propria capacità dialettica dando prova di un eloquio politically correct tanto forbito quanto vuoto, ed elargendo a piene mani massicce dosi di solidarietà tutta inutile ed evanescente; e una “Vittima” intesa come una “Persona” che si trova suo malgrado a fronteggiare un ostacolo che fa sembrare impossibile trovare la forza di rivivere, una Persona con la sua storia, i suoi sogni bruscamente stravolti, i suoi bisogni tutti nuovi e sconosciuti e la sua paura di non farcela.

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venerdì 20 aprile 2018
Iscrizione o Rinnovo quota associativa -Paypal-

si informa che è possibile per i i nuovi soci o i soci, iscriversi o rinnovare la quota annuale di 25 € utilizzando il servizio Paypal, inserendo nel corpo del messaggio, dopo avere aperto la finestra di dialogo "Grazie per il sostegno. Fervicredo", il proprio nome e cognome con la specifica del versamento Il servizio è disponibile nella pagina dedicata che si aprirà cliccando sul logo sotto la firma.

Fervicredo

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mercoledì 18 aprile 2018
“Appuntamento immancabile per aggiornarci e migliorare”

Venerdì 20 aprile l’Assemblea Generale dei Soci di Fervicredo, preceduta dal seminario su “L’evoluzione normativa”. Schio: “Appuntamento immancabile per aggiornarci e migliorare”


martedì 27 marzo 2018
Invito Assemblea Generale dei Soci e Seminario 20 Aprile 2018

Cari soci, amici, simpatizzanti e sostenitori,

vi invitiamo all’ Assemblea Generale dei Soci prevista per le ore 15.00 del giorno 20 aprile p.v.

L’assemblea sarà preceduta nella stessa mattinata da un seminario dal titolo: “ L’Evoluzione normativa - l’impegno della Fer.Vi.Cr.eDo.” .

Nei link sottostanti troverete la locandina con il programma e la scheda di accredito al seminario.

Vi aspettiamo numerosi!!!!

Segreteria Fervicredo

PS: per gli appartenenti alla Polizia di Stato in servizio è possibile chiedere l’autorizzazione alla partecipazione al seminario  come giornata di formazione .


sabato 24 marzo 2018
Cordoglio di Fervicredo per la morte dell’appuntato Borlengo

“Testimoniamo l’amore di tanti per i nostri veri Eroi che con il loro impegno diuturno rendono un servizio ineguagliabile al Paese”  

“Di fronte all’ennesima tragedia che ci ha strappato un Servitore dello Stato rimasto Vittima del Dovere, esprimiamo la più sentita vicinanza ai Familiari di chi ha perso la vita, e altrettanta solidarietà alle Famiglie dei Feriti, stringendo tutti loro in un ideale abbraccio che possa almeno testimoniare il profondo amore di tanti di noi per questi eroi che, nel loro silenzio e nel sacrificio del loro lavoro diuturno, rendono un tale ineguagliabile e ineguagliato servizio al Paese”.

Mirko Schio, Presidente dell’Associazione Fervicredo (Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere), esprime così il cordoglio per la morte dell’appuntato scelto Alessandro Borlengo, deceduto ieri in servizio a Borgo San Martino di Bra (Cuneo) in un incidente stradale, nonché un altrettanto sentito pensiero per gli altri Carabinieri rimasti feriti nell’incidente.


sabato 24 marzo 2018
La Questura di Roma ha commemorato l’Agente Graziosi, Vittima del Dovere

Si è svolta ieri, 22 marzo, a Roma, la cerimonia commemorativa in occasione del 41esimo anniversario dell’uccisione dell’agente di polizia Claudio Graziosi. In occasione della cerimonia il questore della Capitale, Guido Marino - a nome del Capo della Polizia, Franco Gabrielli -, ha deposto una corona d’alloro sulla lapide collocata all’interno del Commissariato San Paolo.

Claudio Graziosi fu ucciso il 22 marzo 1977 da un terrorista dei Nap i Nuclei armati proletari a bordo di un autobus dell’Atac appartenente al IV Reparto Celere di Napoli era stato aggregato nella Capitale per servizi di ordine pubblico. Alle 23 di quella sera Graziosi, libero dal servizio, si trovava a bordo di un autobus della linea 27 dell’Atac che percorreva viale Trastevere verso la zona di Monteverde. In uno dei passeggeri una giovane donna bionda riconobbe Maria Pia Vianale, una pericolosa terrorista evasa da poco dal carcere di Pozzuoli. Claudio Graziosi si avvicinò allora all’autista e dopo essersi qualificato gli chiese di dirigersi verso il più vicino posto di Polizia - il comando della Polizia Stradale di via Volpato - nei pressi dell’attuale Commissariato San Paolo. I passeggeri iniziarono a protestare e Graziosi dovette qualificarsi nel tentativo di bloccare la donna. Un secondo terrorista dei Nap, Antonio Lo Muscio, giunse alle spalle del poliziotto sparandogli alla schiena. I due terroristi fuggirono in direzione del ponte ferroviario di via Portuense. Decine di equipaggi di Polizia e Carabinieri concorsero alle loro ricerche. Il successivo 1 luglio i terroristi rimasero coinvolti in un conflitto a fuoco dinanzi alla chiesa di San Pietro in Vincoli a Roma. L’uomo venne ucciso, mentre Maria Pia Vianale venne arrestata insieme ad un’altra terrorista, Franca Salerno. E alla cerimonia  onore Graziosi, alla presenza delle Autorità civili militari e alla presenza dei familiari e dei colleghi della vittima, “è stato ricordata ancora una volta – affermano dalla questura di Roma - l’importanza di mantenere vivo il ricordo del sacrificio degli appartenenti alle Forze dell’ordine per tutelare le istituzioni democratiche e contrastare le strategie della lotta armata”.


giovedì 22 marzo 2018
Imbrattato monumento in via Fani, Fervicredo: Ma cosa sta accadendo?

E’ un gioco al massacro contro Vittime e Familiari. Fermare questo schifo per risarcire chi ha già troppo sofferto

“Si avvia a concludersi una settimana che, per noi, sembra uscita da un copione del teatro dell’assurdo. Terroristi che in ogni dove pontificano sui media e aggrediscono, ancora, Vittime e loro Familiari. Criminali che si accaniscono persino contro i simboli della memoria di persone che non ci sono più e che sono state spazzate via solo perché svolgevano il proprio Dovere. Persino magistrati che per affermare con veemenza le proprie recriminazioni si scagliano, in sostanza, contro centinaia di migliaia di appartenenti a Corpi che hanno versato fiumi di sangue per questo Paese. Pomposi dibattiti sulla correttezza o l’opportunità di lasciare che la libertà di opinione consenta di abbattere ogni ‘diga’ di buon senso e rispetto che possa arginare l’ennesima violenza contro la Vittime del Dovere. E questa sarebbe la dialettica politica degna di un paese civile? Questo è solo un abominio, vigliacco e ingiustificato, che rivolta il coltello nelle piaghe di Famiglie che fanno i conti con il dolore eterno”.    


giovedì 22 marzo 2018
La questura di Agrigento intitolata a Beppe Montana, Vittima del Dovere

Si è svolta ieri, 21 marzo, ad Agrigento, in occasione della “Giornata nazionale delle vittime di mafia” e alla presenza del Capo della Polizia, Franco Gabrielli, la cerimonia di intitolazione della sede della Questura al commissario capo della Polizia di Stato Beppe Montana, agrigentino, già capo della sezione “Catturandi” della Squadra mobile di Palermo, Medaglia d’oro al valor civile, barbaramente ucciso a Porticello (Pa), il 28 luglio 1985, in un agguato mafioso.

La giornata commemorativa, alla quale hanno partecipato, oltre ai familiari del funzionario scomparso, numerose autorità civili, militari, religiose e gli studenti degli istituti superiori del capoluogo e di alcuni comuni della provincia, si è aperta con un momento di ricordo di Montana presso lo spazio “Temenos”.

Sono intervenuti il questore Maurizio Auriemma, il sindaco Calogero Firetto, Gigi Montana, fratello di Beppe, il procuratore della Repubblica Luigi Patronaggio, il presidente della Consulta provinciale studentesca che tra l’altro ha esortato tutti: “L’antimafia si può fare ogni giorno, non bisogna essere Montana o Impastato”.

Poi il sentito discorso del capo della Polizia, Franco Gabrielli, che ha anche ricordato il giudice Rosario Livatino e ammonito tutti a rispettare la memoria delle Vittime. In seguito la cerimonia di scopertura della targa di intitolazione del palazzo sede della Questura a Beppe Montana, con la relativa benedizione. E poi, ancora, l’annullo filatelico, da parte di Poste italiane, di un francobollo dedicato a Montana e la scopertura in piazza Vittorio Emanuele, ai piedi di una magnolia piantumata in ricordo delle vittime di mafia, di un cippo ove è apposta una targa recante la significativa frase di Peppino Impastato “la mafia uccide, il silenzio pure”.


mercoledì 21 marzo 2018
A Roma commemorato il Poliziotto Pietro Scrofana a 43 anni dalla morte

La Questura di Roma ha commemorato Pietro Scrofana a 43 anni dalla morte. Lunedì una corona d’alloro è stata deposta in ricordo dell’agente morto in servizio il 25 febbraio 1975 per un malore nel corso di una manifestazione in Piazzale Clodio. A ricordarlo, all’interno del commissariato Esposizione, c’era il questore Guido Marino - a nome del Capo della Polizia di Stato Franco Gabrielli - i familiari, le autorità Civili e militari e numerosi colleghi. Scrofana ebbe una carriera ricca di esperienze. Come responsabile della sezione antimafia ebbe modo di seguire diverse indagini riguardanti la mafia siciliana nel corso delle quali fu anche oggetto di un tentativo di corruzione da parte di un noto esponente di Cosa Nostra americana. Altri incarichi lo hanno visto impegnato nelle vicende riguardanti ordine pubblico e nelle agitazioni del movimento sessantottino. Fu proprio nel corso di una di queste manifestazioni di piazza il 24 febbraio del 1975 che, colpito da aneurisma dell’aorta, venne ricoverato d’urgenza all’ospedale San Camillo. In quel giorno furiosi scontri in piazzale Clodio tra esponenti di estrema destra ed estrema sinistra tennero impegnate le forze di polizia in occasione di un’udienza per la morte dei fratelli Mattei nel famoso “Rogo di Primavalle”. Nonostante le cure ricevute in ospedale Scrofana morì poco dopo la mezzanotte.


domenica 18 marzo 2018
Fervicredo replica alla brigatista Balzerani: Vittime e carnefici non possono essere trattati allo stesso modo.

Verso chi ha subito la violenza ingiusta esiste un debito inestinguibile

Disparità di trattamento fra Vittime e carnefici? Certo che sì. Il dovere di essere equi lo richiede. Tutti abbiamo con le Vittime un debito enorme di solidarietà, e chi le ha rese tali ha un debito inestinguibile che deve tradursi nell’obbligo inderogabile del rispetto, della ricerca di perdono, del lavoro il più possibile riparatorio dei danni prodotti. Certo che le Vittime devono avere la priorità, sempre.


venerdì 9 marzo 2018
Fervicredo a Treviso per l’intitolazione in onore di Paccagnan, Soligo, Murer e Scapinello

C’era anche Fervicredo, oggi a Treviso, per l’intitolazione dell’area compresa tra la Loggia dei Cavalieri e via Martiri della Libertà agli agenti della Polizia di Stato Massimo Paccagnan, Fanio Soligo, Andrea Murer e Luca Scapinello, Vittime del Dovere.

“Non saremmo mancati per nulla al mondo - ha detto Mirko Schio, presidente dell’Associazione Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere


mercoledì 7 marzo 2018
A Firenze onore all’artificiere Giovanni Politi, Vittima del Dovere, con i funerali solenni

C’era anche il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, in una chiesa gremita, a Firenze, ai funerali di Giovanni Politi, 51 anni, il sovrintendente capo della Polizia di Stato e artificiere morto domenica scorsa nella caserma “Fadini” per un incendio e un’esplosione. A salutare il feretro, in una cerimonia svoltasi in forma solenne nella basilica di Santissima Annunziata a Firenze, c’erano anche moltissimi colleghi della Vittima del Dovere, tanti rappresentanti delle Forze dell’ordine e autorità. Le spoglie di Politi saranno definitivamente portate a Reggio Calabria, città di origine del Poliziotto, che lì sarà tumulato. La bara, avvolta nel tricolore, è stata portata dai colleghi artificieri e della squadra volante, scortata da quattro agenti in alta uniforme. All’ingresso e all’uscita dalla chiesa un picchetto ha reso gli onori al Caduto della Polizia di Stato. La cerimonia funebre è stata officiata dal cappellano della polizia Giovanni Innocenti che ha ricordato “la simpatia travolgente” di Politi, “e il suo sorriso”. “Era una persona speciale che esprimeva la più bella umanità, un alto senso morale e grande profondità e generosità”, ha aggiunto il sacerdote. A dare un ultimo saluto anche i colleghi del nucleo artificieri di Firenze: “Prima che un artificiere - hanno detto - Giovanni era orgoglioso di appartenere alla Polizia di Stato, che serviva con orgoglio e passione. Siamo orgogliosi di averlo avuto accanto, addio ‘Johnny’ ci rivedremo un giorno”.


mercoledì 7 marzo 2018
A Roma la commemorazione di Nicola Calipari, Vittima del Dovere

Si è tenuta domenica a Roma la commemorazione di Nicola Calipari, Dirigente della Polizia di Stato ucciso nel 2005 a Baghdad, nel tredicesimo anniversario della morte. Alla cerimonia, svolta presso la Questura di Roma, hanno preso parte la vedova e i figli del Poliziotto, il Capo della Polizia Direttore Generale della P.S. prefetto, Franco Gabrielli, il Direttore Generale del D.I.S., prefetto Alessandro Pansa, il questore di Roma, Guido Marino, i rappresentanti delle altre Forze di polizia e numerosi funzionari della Questura.

Calipari, dopo un lungo servizio nella Polizia di Stato, era stato assegnato ai Servizi di sicurezza dove aveva ricoperto ruoli di grande delicatezza come l’ultimo in cui perse la vita. Fu ucciso la sera del 4 marzo 2005 all’aeroporto di Baghdad durante l’operazione di rimpatrio di Giuliana Sgrena, la giornalista del “Manifesto” sequestrata il 4 febbraio dello stesso anno e rilasciata dopo una lunga trattativa condotta personalmente proprio da Calipari. Dal 2014 un bassorilievo in questura a Roma ricorda l’uomo e il poliziotto, Vittima del Dovere.


venerdì 2 marzo 2018
Bando di concorso pubblico Borse di studio

Bando di concorso pubblico per titoli per l'assegnazione di Borse di studio in favore delle vittime del terrorismo, criminalità organizzata e vittime del dovere - riservate agli studenti di scuole primarie e secondarie e studenti universitari.

NELLA SEZIONE "BANDI" TUTTE LE SPECIFICHE ED I RELATIVI MODULI NECESSARI PER LA DOMANDA DI ADESIONE.


martedì 6 febbraio 2018
Sala del commissariato di Cortina intitolata Giordano Coffen, Vittima del Dovere

E’ stata intitolata all’agente ausiliario Giordano Coffen, Medaglia d’argento alla memoria al valore civile, ucciso da rapinatori all’ippodromo “Le Padovanelle”, il 5 aprile 1991, la nuova sala del commissariato di Cortina. Era presente il Capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli, che ha inaugurato la struttura nella cittadina ampezzana, ideata per accogliere le forze dell’ordine nelle riunioni operative per garantire la sicurezza, in occasione dei Campionati del mondo di Sci alpino del 2021. “Avere memoria - ha detto Gabrielli - è avere cura dei vivi, dei familiari, dei colleghi, di chi ha sofferto, più di altri, la mancanza di queste persone. Oggi ho incontrato i familiari di colleghi che non ci sono più: farli sentire ancora parte della nostra famiglia è la modalità più giusta per stringerci a loro. Questi caduti sono anche figli e fratelli nostri. Queste iniziative, queste cerimonie che potrebbero sembrare rituali, hanno invece un profondo significato”. “Noi dobbiamo lavorare - ha concluso – sull’esempio e nella memoria di questi colleghi, che se ne sono andati credendo nei valori della legalità, negli interessi delle comunità”. Alla cerimonia hanno partecipato i genitori di Giordano Coffen e il giovane Riccardo, figlio di Giovanni Borracino, l’altro agente che morì nell’agguato di 27 anni fa. Oggi è anch’egli agente di polizia. Gabrielli ha sottolineato lo stretto rapporto con Cortina: nel 2015 l’amministrazione comunale conferì alla Polizia di Stato la cittadinanza onoraria e inaugurò un busto in bronzo, all’agente sciatore, impegnato nei soccorsi in montagna, collocato nella piazza centrale del paese. 


martedì 6 febbraio 2018
Intitolata a Francesco Pischedda, Vittima del Dovere, la Stradale di Bellano

La sezione della Polizia stradale di Bellano, in provincia di Lecco, è stata intitolata venerdì a Francesco Pischedda, l’agente morto un anno fa a Colico dopo essere precipitato da un cavalcavia durante un inseguimento. Alla cerimonia, durante la quale è stata scoperta una targa, erano presenti con i Famigliari del Poliziotto, il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, il vicario episcopale di Lecco, monsignor Maurizio Rolla, e numerosi colleghi dell’agente deceduto.

Adesso, dunque, la caserma della Stradale porta il nome dell’Assistente e Medaglia d’oro al valore civile Pischedda, che nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2017 è morto a 28 anni per aver cercato di fermare un ricercato. A 12 mesi esatti dalla tragedia, la sottosezione della Polstrada bellanese, di cui lui faceva parte, è stata intitolata alla sua memoria. “E’ sempre un grande dolore ricordare quello che è successo al nostro Francesco Pischedda – ha spiegato Gabrielli -. Il fatto che questa struttura nel tempo lo ricorderà è però motivo di soddisfazione e di conforto”. “Il nome di Francesco adesso ci accoglie come se questa fosse la sua casa e ci desse il benvenuto”, ha aggiunto Roberto Campisi, il dirigente della Stradale della Lombardia. “Ogni tanto scherzavano e parlavamo che la nostra caserma non era mai stata ufficialmente inaugurata – ha ricordato invece l’amico e collega Virgilio Giuseppe -. Mai avrei immaginato che sarebbe stata dedicata a te. Per noi sei più vivo che mai, da lassù dove ti trovi ora prenditi cura di noi e della tua piccola bambina”.


martedì 6 febbraio 2018
Onorato il ricordo di Filippo Raciti, Vittima del Dovere, a 11 anni dalla sua morte

“Grazie a Filippo Raciti oggi il calcio è più degno dello sport che esso rappresenta. La sua morte non è stata inutile ma è stata una ‘sveglia’ per l’Italia tutta”. Lo ha affermato il questore di Catania Alberto Francini, venerdì scorso, ricordando nella sala del X Reparto Mobile l’Ispettore capo della Polizia di Stato morto il 2 febbraio del 2007 nello stadio Massimino durante scontri con ultrà etnei. Il Questore Francini ha rivolto un pensiero ai genitori di Filippo Raciti Hanno patito il dolore di perdere un figlio un dolore - ha sottolineato - e non si può immaginare niente di più grande. Un pensiero anche ai figli per i quali Filippo è un angelo custode presente quotidianamente a vegliare su di loro”. Parole di vicinanza ha espresso anche per Marisa Grasso, la vedova dell’Ispettore capo. “La morte di Raciti - ha osservato il questore - non è stata inutile ma ha rappresentato invece una sveglia per l’Italia tutta che secondo caso dopo l’ultimo conflitto mondiale ha interrotto il Campionato di Calcio per riflettere su ciò che lo sport avrebbe dovuto essere e invece su ciò che in quel momento storico era diventato . La morte di Raciti - ha continuato Francini - è stata foriera di un diverso modo di intendere l’ordine pubblico negli stadi italiani e ha dato inizio a una rivoluzione strutturale che sebbene voluta dalla legge per vari motivi era stata fino a quel tragico momento lettera morta”.


lunedì 29 gennaio 2018
A Udine la solenne commemorazione dei Poliziotti deportati nei campi di concentramento

Sabato 27 gennaio a Udine si è tenuta la commemorazione dei Poliziotti deportati. Il Questore della provincia di Udine, Claudio Cracovia, ha ricordato la tragedia dell’olocausto nel Giorno della memoria con la deposizione di una corona alla lapide posta all’interno della Questura in memoria dei poliziotti deportati in campo di concentramento e successivamente con la celebrazione della Santa Messa presso il Tempio Ossario. Alle cerimonie, organizzate dalla Questura con la collaborazione dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato, hanno partecipato oltre ai labari delle Associazioni d’Arma, numerose autorità civili e militari, tra cui il Prefetto, il Sindaco, i vertici provinciali delle altre Forze armate e di Polizia, i rappresentanti di Provincia e Regione unitamente al personale della Polizia di Stato. La partigiana Paola Del Din, Medaglia d’oro al valore militare, era presente all’appuntamento in ricordo delle vittime dell’olocausto, ed in particolare delle Guardie di Pubblica Sicurezza in servizio alla Questura di Udine che nel 1944 furono deportati nei campi di sterminio nazisti e non fecero più ritorno: Accorinti Filippo, Babolin Alberto, Bodini Bruno, Cascio Giuseppe, Comini Mario, D’Angelo Antonino, Pisani Anselmo, Savino Mario, e Sgroi Giuseppe. Al termine della cerimonia il Questore ha rivolto un affettuoso saluto ai familiari delle Vittime ricordando come in risposta a quella immane tragedia abbia avuto origine la Costituzione della Repubblica Italiana che ancor oggi guida con i suoi principi la quotidiana azione degli operatori di polizia.


sabato 27 gennaio 2018
A Barletta intitolate due vie ai Poliziotti Capossele e Antonucci, Vittime del Dovere

Oggi per me è una giornata della memoria, sono a Barletta poi a Trani per il ricordo di tre lutti che hanno riguardato le famiglie di questi colleghi e la famiglia della Polizia di Stato”. Così il capo della Polizia, Franco Gabrielli, a Barletta dove ha partecipato alla intitolazione di due vie a due agenti morti in servizio. Si tratta di Tommaso Capossele e Savino Antonucci.

L’agente scelto Capossele, in servizio presso la locale sottosezione della polizia stradale, perse la vita poco più che 30enne il 9 luglio 2000 nel centro rianimazione dell’ospedale civile di Andria dove era stato ricoverato dopo essere stato travolto da una vettura ad alta velocità mentre segnalava una situazione di pericolo sull’autostrada A 14. Il 13 marzo 2001 a Capossele, che lasciava la moglie e due figli in tenera età, fu riconosciuta la promozione per merito straordinario alla qualifica di assistente della Polizia di Stato e l’allora presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì la Medaglia d’oro al valore civile.

Savino Antonucci perse la vita il 20 luglio 1988 - aveva 24 anni - a causa delle lesioni riportate in un incidente stradale avvenuto nei pressi di Cuneo mentre rientrava al reparto di appartenenza dopo aver assolto al servizio di scorta di un trasporto eccezionale . Gli fu conferita la Medaglia d’argento dall’allora Capo della Polizia.

Alla cerimonia a Barletta c’erano anche i familiari dei due agenti, il questore di Bari, Carmine Esposito, il prefetto di Barletta, Maria Antonietta Cerniglia, e il sindaco, Pasquale Cascella, oltre a una rappresentanza di studenti e residenti del quartiere. Il Comune, inoltre, ha riferito anche della piantumazione di due alberi lungo il percorso che congiunge le due strade “affinché possano essere simbolicamente consegnati a coloro che abitano il quartiere come segno di speranza per il futuro”.


sabato 27 gennaio 2018
Anche il Capo della Polizia a Trani per cerimonia in onore di Alfredo Albanese, Vittime del Dovere

C’era anche il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, a Trani, alla cerimonia commemorativa in onore del vicequestore aggiunto Alfredo Albanese, responsabile della Sezione Antiterrorismo veneziana della Polizia di Stato, ucciso dalle Brigate Rosse il 12 maggio 1980. Alla manifestazione hanno partecipato anche i rappresentanti delle istituzioni locali, i famigliari di Albanese e alcuni colleghi di lavoro. La cerimonia si è tenuta nel palazzo Lodispoto, sede del polo museale di Trani, in piazza Duomo ed ha voluto costituire “anche – hanno spiegato dal Comune - occasione per approfondire, nonostante il tempo trascorso, il sempre attuale tema degli anni di piombo e del terrorismo che in quegli anni segnò la storia del nostro Paese”. L'efferato omicidio del tranese Alfredo Albanese fu consumato mentre il funzionario di polizia era impegnato nelle indagini sulla uccisione di Sergio Gori, vice presidente di Montedison, vittima di un agguato delle Brigate Rosse.

Gabrielli, per parte sua, ha voluto sottolineare: “Per me è il giorno della memoria”, esprimendo l’elogio e l’affetto per chi ha rappresentato l’esempio di alto senso del Dovere, la cui memoria deve guidare chi oggi svolge il medesimo delicato lavoro. 


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